Relazione tra particolato in pianura padana e diffusione del Coronavirus 1

Relazione tra particolato in pianura padana e diffusione del Coronavirus

Molti si saranno chiesti come mai il Coronavirus, o Covid-19, una volta uscito dalla Cina sia esploso in pianura padana. E non sia invece esploso così velocemente nel resto dell’Italia o d’Europa, dove arriva dopo e con meno velocità.

C’è una analisi scientifica che getta una possibile spiegazione. E, sicuramente, evidenzia una sovrapposizione tra le zone focolaio e le zone dove più alto è l’inquiamento da particolato.

Il particolato della pianura padana

Cosa è il particolato? In sintesi (si perdoni l’approssimazione) è polvere da combustione (non solo, ma soprattutto). Combustione ovviamente di materiale solido o liquido, non gassoso. Sono ceneri buttate nell’aria. Tanto più il combustibile è solido, tanto più si genera particolato. Ecco perchè in cima alla classifica dei killer della nostra salute ci sono i combustibili solidi (legna), poi i liquidi pesanti (gasolio, oltre ovviamente a cherosene e altre amenità del trasporto aereo e marittimo), e a scendere benzina e in parte trascurabile gas.

Sembra incredibile, ma il 40% del particolato in Lombardia viene dai camini. Da quelle persone che nel 2020 bruciano gli alberi per scaldarsi!

É uno dei motivi per cui il Lombardia è vietato bruciare legna nei camini (ne abbiamo già parlato), divieto ampiamente ignorato se non irriso da tanti concittadini che credono che il camino sia una buona soluzione. Soprattutto cittadini bergamaschi (guarda un po’, uno dei focolai peggiori), ma ovviamente non solo.

Divieto bellamente ignorato anche da chi dovrebbe farlo rispettare, vale a dire la Provincia di Bergamo (ufficio impianti termici) e le forze di polizia locale dei vari Comuni. Non parliamo dei vari sindaci, VOT, ecc.

Correlazione tra PM-10 e Coronavirus

Bene, lo studio dell’Università di Bologna, quella di Bari e la Società Italiana di Medicina ambientale, mostra una sovrapposizione tra i picchi di epidemia Covid-19 e i picchi di PM-10. Sia nello spazio che nel tempo.

Vale a dire che dove e quando c’è stato più inquinamento da particolato, c’è stata anche un diffusione non solo in assoluto maggiore, ma anche più veloce, dell’infezione.

Lo studio prova anche ad ipotizzare delle cause e spiegazioni. Il PM-10 sarebbe un supporto fisico utile al virus per restare vitale e circolare, per esempio.

E ora?

Siamo sostanzialmente alle solite conclusioni: viviamo in uno dei posti più inquinati dell’intero pianeta. E tanta gente fa finta di niente. Una fetta importante di questo scandaloso inquinamento è dovuto a comportamenti anacronistici, assurdi, e in buona parte vietati quali lo spreco della legna per fare il fuoco. Eppure grazie a questo continuiamo a morire, sia in condizioni normali (il particolato è un cancerogeno), sia in condizioni straordinarie (virus).

Vietare ora del tutto l’uso di camini e legna (basta l’ipocrisia delle “stelle di efficienza”)? Vietare la vendita di legna per combustione ed anche il tanto sbandierato pellet? Magari Regione Lombardia, e non solo, potrebbero finalmente fare qualcos per la nostra salute.

Intanto stufe e altre amenità dei secoli scorsi godono di un incentivo fiscale, e le nostre autorità di controllo ignorano bellamente il problema…

COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l’effetto-dell’inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-diffusione-di-virus-nella-popolazione

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