foliage urbano

Nemica foglia

Assistendo con tristezza alla fragorosa inutilità di un dipendente comunale che con il soffiatore sposta le foglie all’interno del giardino della scuola materna non si può non pensare al nostro nuovo nemico pubblico. Quell’oggetto così dannoso che la natura ci mette davanti agli occhi, a rovinare le nostre placide giornate autunnali: la foglia.

Abbiamo raggiunto il risultato di un territorio così ben grigio, così ben stabile e sempre uguale a se stesso, così artificialmente in ordine e “pulito”. E poi… E poi arriva quella natura invadente, che si permette di spargere foglie colorate sulla nostra tavolozza.

Foglie gialle, rosse, addirittura marroni. Foglie che non stanno ferme, che cambiano per qualche settimana il panorama.

Non sia mai che ci pieghiamo a questa violenza. Mettiamo in campo macchine assurdamente moleteste, e passiamo ore ed ore a spostare foglie, polvere, sporco di ogni genere in nubi alte fino al cielo. Ma siamo i più forti ed alla fine l’abbiamo vinta noi: siamo capaci di riavere il grigio.

Una volta bastava una scopa sul vialetto di casa, una pulizia del marciapiede. Adesso no: adesso ognuno si sente chiamato a mettere in campo un bel motore a scoppio con il quale assicurarsi che niente resti ovunque il nostro occhio possa vedere.

Lasciamo ai bambini il loro regalo

Soffiare le foglie nel giardino di una scuola materna è doppiamente ignorante ed inutile. Non solo si cancella da quel contesto il valore del cambio delle stagioni e dei colori della natura, ma si va a sottrarre ai bambini uno dei regali più belli ed utili che quel piccolo giardinetto offre loro.

Provate a chiedere ad una mastra d’asilo quante infinite attività educative si possono fare con le foglie. Quante attività sono costruite attorno all’albero, ai suoi (nostri) ritmi, ai suoi colori. Quanta manualità si costruisce con qualche foglia raccolta per terra.

A cosa serve soffiare le foglie in un giardino, soprattutto in un giardino di una scuola dell’infanzia? A fare un danno pensando di essere utili.

Riappropriarsi della dimensione del tempo

C’è gente che coltiva la moda della “pulizia continua ed all’estremo” di strade, vialetti, giardini. Se una foglia cade va subito tolta (generalmente non raccolta, soffiata qualche metro più lontano dove “non è di nostra competenza”). Se ne cadono due si inizia a guardare storto direttamente l’albero. Se una lingua di asfalto non è pulita è un disastro. Se i colori del proprio praticello cambiano dal verde al marrone diventa un insulto personale.

Invece che valorizzare il senso del tempo e delle stagioni, il colore e la varietà che l’autunno come tutte le stagioni porta, è passata l’idea del vedere “tutto sempre uguale” ogni giorno. L’unica concessione all’ambiente che si offre è un finto tappeto d’erba, che deve essere uguale a se stesso tutti i giorni dell’anno; mai più alto del dovuto, mai più fiorito del minimo, ma soprattutto mai coperto da qualche foglia secca.

E allora via con questi oggetti malefici (sono scomparsi i rastrelli), i giganti della molestia inutile, capaci di rovinare la giornata ad interi quartieri ed emettere gas di scarico tra i peggiori che mano umana possa rilasciare senza scopo utile.

Come sarebbe bello tornare ad apprezzare i ritrmi della natura, e della vita. Tornare a vedere nei colori che si alternano nel paesaggio, ed anche nei nostri giardini o strade, un piacere ed un richiamo alla nostra dimensione temporale. Al silenzio ovattato delle foglie che cadono in autunno come a quello spazio di riposo e preparazione all’inverno e poi alla primavera che la natura avrebbe definito per tutti.

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