"Mortini": fatta la strada, serve il divieto 1

“Mortini”: fatta la strada, serve il divieto

La ripresa della circolazione delle persone, dopo la chiusura in casa dovuta alla prevenzione del Covid-19, ha visto rianimarsi le strade del paese, per le necessità accumulate ma anche per quel desiderio di “aria” e di incontro che i mesi dell’emergenza avevano forzatamente sopito.

E la mèta della chiesina dei Mortini è certamente stata una delle maggiormente frequentate in questa fase: la vicinanza a casa, in questo tempo di tragitti ridotti, la frescura del luogo, oltre al silenzio e alla meditazione che induce, hanno portato molte persone a percorrere quello che era un sentiero naturale e ora è un’ampia ciclopedonale.

Com’è andata in questi mesi?

La possibilità di accedere anche con mezzi come le carrozzelle per chi fatica a camminare ha permesso l’arrivo alla chiesina anche di chi, negli anni, forse aveva dovuto centellinare le visite, per oggettive difficoltà. E questo è un bene.

L’aspetto del sentiero lascia purtroppo a desiderare: qualche cedimento a valle, e la scarpatella a monte (mai rivitalizzata con piante adeguate a infittire il terreno, e neppure con semplice erba) che ora frana progressivamente, trascinando anche la rete di juta e plastica che dovrebbe trattenerla.

Non pare che l’afflusso di biciclette sia aumentato: per i mountain biker il percorso non risulta attrattivo come, invece, i soprastanti sentieri boschivi, da cui questi sportivi spesso sembrano lanciarsi per la discesa di via Monte Ortigara, a volte con pericolo anche per sé, nell’incrocio con le auto circolanti per la zona.

Una nuova categoria, invece, ha preso a frequentare la ciclopedonale dei Mortini: i cani e i loro amici bipedi, che trovano, anche a sera tarda, la via spianata per una passeggiata piacevole, anche se non sempre le deiezioni degli amici quadrupedi vengono conferite agli appositi contenitori.
Ma è anche vero che mancano del tutto i cestini per l’immondizia.

Fatta la strada, facciamo il divieto

L’ampiezza e la scorrevolezza del fu sentiero, poi, portano ad affrontare la passeggiata anche fino a ore tarde, con la sgradevole conseguenza che i cani del vicinato istintivamente segnalano il passaggio nel modo migliore che conoscono, ovvero con latrati e abbaiate che hanno il potere di disturbare chi cerca di riposare.

A questo andirivieni si è aggiunta – come segnalato in ogni parte d’Italia – l’esplosione di incontro tra i più giovani, tra quanti si affacciano, magari per la prima volta, all’uscita serale con rientro limitato a orari patteggiati in famiglia. Alternando comprensione per il bisogno di recupero della socialità e affermazione della necessità di distanziamento, non si può non osservare che alcuni assembramenti hanno anche causato lo stesso effetto delle passeggiate dei cani a tarda sera, ovvero molto rumore e disturbo per i vicini.
A questo proposito, chi, a suo tempo, pose obiezioni – inascoltate! – al rifacimento del sentiero dei Mortini ricorderà bene che erano anche già state segnalate alcune presenze eccessive e di disturbo presso la chiesina, insieme al timore che, trasformando il sentiero in una strada, si sarebbe anche offerto maggiore accessibilità a questo tipo di frequentazioni, con conseguente aggravamento del disturbo.

Infatti questo è quanto si è verificato. Così, con provvedimento inopinato, l’amministrazione comunale ha dovuto porre un divieto di accesso a chiunque (biker, pedoni, cani,…) tra le 22 e le 7.

divieto ai "mortini"
divieto ai “mortini”

Mai in precedenza si era reso necessario un provvedimento simile, perché la natura stessa del sentiero impediva che se ne abusasse.

Insomma, si rifà una strada con la motivazione di rendere l’accesso più agevole, per poi negare l’accesso alla stessa proprio per le conseguenze di tale intervento.

"Mortini": fatta la strada, serve il divieto 2

Peccato non aver ascoltato quanti potevano suggerire modalità di rifacimento e di manutenzione che avrebbero rispettato il luogo, agevolando i cittadini!

PS: passando sul sentiero, ora, ci si chiede spesso se fosse serio, ingenuo o cos’altro chi affermava che quei 2,50 m di larghezza servivano a permettere a un’ambulanza di arrivare prontamente sul luogo. Infatti, una volta arrivata a destinazione, come potrebbe un’ambulaza allontanarsi dalla chiesina? A marcia indietro a sirene spiegate? Suvvia..

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2 commenti

  1. scusate, ma io non ci arrivo : quale sarebbe stato il rifacimento più adeguato e che non avrebbe causato eccessivo passaggio di gente con conseguente abbaiare di cani e quant’altro? Ci tengo a precisare che io non sono nemmeno della zona ( sono di ROBBIATE in provincia di lecco ), ma sono capitata sul vostro sito perchè OVUNQUE ce bisogno di tutelare il verde e imparare come fare. Grazie dell’attenzione e della gradita risposta.

    1. Gentile Consuelo,

      La ringraziamo per permetterci di chiarire meglio il punto.
      Nessun rifacimento sarebbe stato adeguato, perché il sentiero era giusto come era: 160 metri nel verde, per raggiungere una chiesetta antica, raggiungibile, peraltro, anche dal lato opposto, e per via più semplice e breve.

      Al tempo della decisione per i lavori di riqualificazione, molte persone del paese si espressero per tenere il sentiero esattamente come era, assimilandone la funzione a quella dei numerosi sentieri che portano nelle colline circostanti, che nessuno potrebbe pensare seriamente di allargare: il sentiero non aveva bisogno di una riqualificazione che ne alterasse la forma, ma di una costante quanto semplice manutenzione che permettesse di lasciare inalterato l’ambiente circostante; manutenzione che negli anni non era mai stata fatta.

      La sua brevità non motivava l’ampliamento eseguito, che si giustifica solo con la disponibilità di fondi – a parziale copertura dei costi – erogati attraverso un bando regionale, vincolante anche sulle misure della ciclopedonale: in altre parole, dato il bando, si è creata la necessità a cui applicarlo, e non viceversa. Un costo per la comunità che la comunità stessa non aveva richiesto.

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