sentiero dei mortini dopo

Lo scempio dei mortini

Anche questo scempio è compiuto: il sentiero “dei mortini” è stato aggredito, violentato, ed infine trasformato in una grande striscia grigia.

La storia

Della storia del sentiero dei “mortini”, che nasce in seguito alla peste del 1600, e rappresenta un piccolo angolo di storia a Torre Boldone, avevamo già parlato. Anzi, era stato proprio il sentiero stesso a scriverci per presentarsi nella lettera “piacere, ero il sentiero dei mortini“.

Lo scempio dei mortini 1
Sentiero “dei Mortini” a Torre Boldone – prima

Un angolo di territorio il cui valore non era solo quello di ambiente poco contaminato, consegnatoci a noi dopo vari secoli di custodia gelosa da parte degli abitanti.

Si trattava di un pezzo di storia, che come tale richiedeva rispetto ed umilità nell’approcciarsi alla sua conservazione e custodia.

Lo sfregio

Purtroppo, come sempre accade nella gestione di Torre Boldone, rispetto ed umiltà sono mancati.

Nonostante, oltretutto, siano state raccolte più di 300 firme per opporsi, il sindaco Sessa-Macario ha voluto a tutti i costi far entrare le ruspe in questo angolo verde, per snaturarlo in nome della solita idea di “non c’è progresso se non c’è cemento“.

Le ruspe sul sentiero dei Mortini
Le ruspe sul sentiero dei Mortini

Il risultato

Il risultato non ha deluso le aspettative. Anzi, in aggiunta alla dimostrazione di totale incapacità a valutare la storia, le persone, le sensibilità, oltre ovviamente che il concetto stesso di ambiente e gestione del territorio, il risultato finale è stato ancora peggiore del previsto.

Anche la realizzazione tecnica, infatti, si è dimostrata vergognosa.

Una lunga e larga lingua grigia attraversa ora la zona dove prima c’era il sentiero. Ovviamente non è più possibile parlare di “sentiero”, ma di vera e propria strada.

sentiero dei mortini dopo
sentiero dei mortini dopo

In aggiunta, la realizzazione ha comportato nuovi grossi e prevedibili problemi nell’area, in particolare per quanto riguarda la gestione delle acque di superficie. L’aver tagliato la collina, l’aver steso una larga striscia di materiale (calcestre) noto per non essere drenante, ha infatti alterato l’equilibrio del drenaggio di un’area delicata. Il risultato è la creazione di un nuovo acquitrino, laddove la nuova superficie impermeabilizzata scarica ora le acque piovane che prima venivano drenate.

Avevamo un sentiero nella collina, ora ci hanno consegnato una strada in mezzo ad un pantano ed alle zanzare.

sentiero dei mortini dopo
sentiero dei mortini dopo

L’ignoranza al potere

Come al solito, la retorica dell’amministrazione si è scatenata nel vantare il progresso di questa magnifica opera edile!

Dice la magnifica amministrazione Sessa-Macario sul suo organo ufficiale (29/10/2019):

Un tracciato NON ASFALTATO

Già: è grigio, non è drenante…. tutta un’altra cosa…

Un tracciato largo a sufficienza per permettere, in caso di necessità, ai mezzi di soccorso di arrivare direttamente sul posto

chiaro: prima era un sentiero e adesso è una strada. É necessariamente meglio? E l’accesso dall’altro lato? E allora facciamo una rete di strade al posto di tutti i sentieri esistenti nei dintorni?

Un tracciato che non deturpa il paesaggio ma che si integra perfettamente

un tracciato che CAMBIA completamente la natura stessa del paesaggio. Ma questo concetto è inutile spiegarlo in certe zucche che non capiranno mai il danno…

Un tracciato ora dove sono state posizionate alcune panchine su cui fermarsi a parlare, a leggere un libro, a meditare … o più semplicemente a riposarsi

…guardando la nuova palude, nell’attesa delle zanzare in arrivo numerose la prossima stagione, con cui scambiare quattro chiacchiere sull’unica panchina aggiunta

Fatti non parole

disastri quelli sempre, tanti ed abbondanti, conditi da tante parole inutili

Morale della favola

Al di là della pessima realizzazione tecnica di una strada che di per se stessa, quantomeno, una volta fatto il danno poteva cercare almeno di risultare dignitosa, quanto avvenuto ai “mortini” esemplifica molti temi già visti a Torre Boldone.

  • cemento = progresso. É l’unica equazione che guida l’amministrazione Sessa-Macario. Vale per gli alberi abbattuti in tutto il paese, vale le costruzioni ovunque, vale anche qui. Se un sentiero è un sentiero, non va bene. Deve somigliare ad una bella striscia di cemento o asfalto per essere migliore. Se un albero è un albero, deve essere abbattuto.
  • la popolazione è cattiva e non conta. Più di 300 firme (in un piccolo paese) possono essere bellamente ignorate, se queste sono contro uno dei progetti di edilizia. L’amministrazione ha sempre ragione. L’amministrazione sa sempre cosa è meglio. La gente, se non osanna il suo credo su Facebook, dice solo schiocchezze.
  • la storia non esiste. L’importanza del NON intervenire ai “mortini” non era tanto o solo nel non deturpare un paesaggio poco contaminato. Era soprattutto nel rispettare la storia. Rispettare quanto consegnatoci da generazioni di persone. Preservarlo. Magari valorizzarlo, certamente, ma senza alterarlo nello spirito fondativo.
  • dilettanti allo sbaraglio. La realizzazione tecnica dimostra che, oltretutto, chi gestisce questi interventi non ha nemmeno la capacità tecnica di progettarli degnamente.

Un’altra puntata della devastazione di Torre Boldone è consegnata alla storia.


La puntata successiva

Pochi giorni dopo il “completamento” dell’intervento, il Comune stanzia altri soldi pubblici per i primi interventi a mitigazione dei danni causati. I dettagli nell’articolo “Mortini: si spende ancora”.

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