Lasciate in pace il cimitero 1

Lasciate in pace il cimitero

Ah, questi umani che non hanno il senso del tempo!

Vivo in un luogo dove, vuoi o non vuoi, col tempo ci si misura, soprattutto con la fine del tempo. Vivo al cimitero, con parecchi fratelli cipressi e qualche sorella di altre famiglie. Ombreggio qualche passaggio tra le tombe, forse un po’ poco, ma quanto basta per le molte persone che qui passano per salutare, meditare, a volte piangere sommessamente, e questo in inverno come in estate, quando il sole surriscalda l’aria e un po’ di ombra dà ristoro.

Quest’anno ho visto molte manovre, qui al cimitero di Torre Boldone: nessun canto, nessun accompagnamento, e un continuo arrivare di urne e cementare di loculi. Poi, con la bella stagione, ecco tornare le persone vive a salutare le morte, davvero tante quest’anno. Tutta questa circospezione e i molti volti intristiti mi raccontano di una sofferenza eccezionale, in questo piccolo paese. È la tradizione della mia famiglia a rendermi care queste persone, quelle che stanno e quelle che vanno, infatti i miei avi cipressi adornavano già le tombe degli antichi.

Non so neppure io da quanto tempo sono qui: ero giovane quando qui sono stato portato da mani esperte, ma da allora non ho più conosciuto mani altrettanto esperte per curare il mio aspetto perché la mia funzione di consolazione e pacificazione si arricchisse della mia naturale bellezza. Forse posso apparire un po’ arruffato, ma sento salde le mie radici, e so di poter essere di conforto, con la mia tradizione e la mia ombra. Questo è il bello del diventare vecchi: avere molto da donare perché molto si è cresciuti. Vedo con tenerezza i piccoli cipressi che hanno sostituito gli alti fratelli anziani del viale di accesso al cimitero: quanto impiegheranno a restituire l’ombra e a ricreare quel segno inconfondibile di rigore e tensione verso il cielo che un cimitero merita?

Il timore che possa succedere a me quello che già è successo ai cipressi del viale è concreto, perché davvero gli umani stanno perdendo il senso e il valore del tempo e dell’età. Qui, dove sto, posso ben poco per evitare una fine che sento come troppo precipitosa: so bene che in Natura nulla si crea e nulla si distrugge, e sono pronto alla trasformazione, ma so anche che ci vuole tempo – appunto! – per farsi grandi, e che un grande albero dà più protezione all’aria e alla terra rispetto a un albero giovane.

Faccio affidamento su qualche umano a mia difesa, uno che ancora senta di appartenere a questa Terra in sintonia con la Natura, che non guardi a un albero o a un prato per il valore immobiliare dello spazio che occupano, ma che, magari seguendo la bellezza della chioma di un albero, sappia alzare lo sguardo al cielo. E lì, riconoscendo la propria finitezza, provi gratitudine.

Un cipresso all’interno del cimitero di Torre Boldone

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