Decreto 10 marzo 2020 Ministero dell’Ambiente Criteri Ambientali Minimi per la gestione del verde pubblico 1

Decreto 10 marzo 2020 Ministero dell’Ambiente Criteri Ambientali Minimi per la gestione del verde pubblico

É stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 aprile il Decreto del Ministero dell’Ambiente “Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde“.

Finalmente a livello nazionale vi sono delle novità importanti in quella che è la gestione professionale del verde pubblico, fino ad ora abbandonato ai disastri in funzione delle scelte dei vari sindaci ed alle improvvisazioni di ogni ufficio tecnico. Con i risultati che purtroppo ben conosciamo.

Censimento e regolamento del verde

Il documento, paragrafo C, si spiega che “per garantire l’approccio strategico di medio-lungo periodo, è essenziale che le stazioni appaltanti, in particolare le amministrazioni comunali, siano in possesso e applichino concretamente strumenti di gestione del verde pubblico  come il censimento del verde, il piano del verde, il regolamento del verde pubbico e il bilancio arboreo che rappresentano la base per una corretta gestione sostenibile del verde urbano”.

Vedremo finalmente anche a Torre Boldone un regolamento del verde, magari serio?

Basta disastri da parte dei Comuni

Sempre nel paragrafo C si specifica che vanno evitati interventi sul territorio “qualitativamente scarsi e persino dannosi che compromettono lo stato di salute delle piante con conseguente aggravio di costi per la comunità. Va sottolineato che una corretta manutenzione e gestione, oltre a migliorare la qualità del verde, riduce la necessità di interventi di emergenza e previene possibili eventi pericolosi per le persone e le cose. A tal fine appare opportuno prevedere requisiti minimi di competenza posseduti dal personale che svolge il servizio e di formazione continuativa degli operatori che garantisca la qualità del servizio nel tempo.”

Basta macellai come quelli che hanno devastato gli alberi, anche monumentali, di viale delle Rimembranze. Basta sindaci che sbandierano che quelli sono tagli fatti alla perfezione e che “le piante adesso stanno benissimo”.

Le realizzazioni e le riqualificazioni di aree esistenti devono “considerare come fattore prioritario il loro inserimento nel sistema del verde urbano esistente, allo scopo di costituire un elemento integrato della rete di spazi verdi e integrarsi nell’infrastruttura verde urbana.”

Basta improvvisati con le motoseghe in mano

Nel paragrafo D I team di progettazione preposti a gestire progetti di riqualificazione di aree verdi devono essere composti da staff multidisciplinari di professionisti esperti nel campo ambientale paesaggistico, naturalistico, forestale, ingegneristico, geologico e urbanistico. Per quanto riguarda l’aspetto delle competenze tecniche e professionali il decreto obbliga la scelta di personale competente con qualifiche professionali del settore. Soprattutto è verificato l’attestato di qualificazione di “manutentore del verde” rilasciato da un organismo accreditato.

In riferimento agli interventi meccanici essi devono essere evitati ai danni delle specie vegetali presenti nell’area in oggetto, senza provocare danni al colletto degli alberi durante gli interventi come il taglio del prato; occorre disinfettare gli organi taglienti per impedire la diffusione dei parassiti negli interventi che comportano l’esecuzione di tagli; occorre limitare gli interventi di potatura delle alerature per evitare l’alterazione della morfologia della chioma.

Basta capitozzature e altre aberrazioni frutto dell’ignoranza

Nel paragrafo E per quanto riguarda la manutenzione del patrimonio arboreo e arbustivo si specifica che “Gli interventi di potatura devono essere svolti unicamente da personale competente, in periodi che non arrecano danni alla pianta e non creano disturbo all’avifauna nidificante ed effettuati solo in casi strettamente necessari.”

In particolare, “l’aggiudicatario deve evitare  di praticare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione. Per la potatura delle siepi e degli arbusti si deve prevedere interventi di manutenzione mirati a tutelare la funzione delle specie presente che può essere estetica, difensiva, protettiva del suolo e della fauna. Per questo tipo di interventi è necessario fornire “relazione tecnica o istruzioni operative (da riportare nel rapporto periodico), contenente/i i criteri di valutazione per la potatura del verde accompagnata dal piano di manutenzione nella cui documentazione emerge che gli interventi di potature sono svolti solo se strettamente necessario come indicato dal criterio”.

In questo decreto finalmente si vieta la capitozzatura, cimatura e potatura drastica degli alberi quale pratica deleteria e pericolosa soprattutto per la sicurezza pubblica e perchè rovina irrimediabilmente il patrimonio arboreo. 

Non è un parere di parte. Non potete dire che secondo voi la capitozzatura e tutti questi interventi devastanti “fanno bene”. É un DIVIETO del MINISTERO. L’abbiamo capito, cari sindaci, assessori, funzionari di ufficio tecnico? Siete tenuti a rispettarlo.

Il testo completo

2020_dm_10_03_cam_verde_pubblico

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