dove c'era il bosco in via Kennedy....

Cartolina da via Kennedy

Riverito ex (?) Sindaco,

chi Le scrive era un albero di una trentina di anni che ormai non sta più a Torre Boldone, ma desidera ugualmente farLe arrivare un proprio pensiero, nella speranza di contribuire a illuminare le Sue prossime scelte in materia amministrativa.

Ricordo ancora con tremore quando, la scorsa estate, annunciando con autorità di Sindaco la vendita del terreno in cima a via Kennedy, destinato a edilizia privata, Lei esibì una fotografia satellitare oltremodo dubbia della zona, al posto di una fotografia satellitare veritiera, che avrebbe, invece, mostrato un gruppo compatto di oltre cento alberi, giovani e anziani, a collegare la zona urbanizzata al bosco più fitto del Parco dei Colli.

Che dire? Una banale trovata propagandistica: ma anche una triste premessa per me e i miei fratelli del boschetto. Ricordo quell’annuncio, quella foto sfuocata su Facebook e quelle parole irreali per descrivere il bosco, dove, secondo Lei, c’erano “…solo 2 o 3 alberi (tra l’altro segnalati come pericolosi dalla protezione civile)“.

Pericolosi? Se davvero 2 o 3 alberi fossero stati pericolosi, sarebbero stati certamente da abbattere, sono io il primo a dirlo. Ma che dire dei più di 100 sani? Suvvìa, non scherziamo!

Quel passaggio verde costituiva un anticipo di bosco, una zona di fresco nelle moderne estati torride,… e non starò a farla troppo lunga con argomenti che temo Le siano poco familiari, come la funzione fondamentale degli alberi nel ripulire l’aria e nel mantenere la temperatura meno afosa, nelle calde giornate d’estate, per non parlare dell’assorbimento dell’acqua nei temporali devastanti che caratterizzano ormai le precipitazioni nel terzo millennio.

via Kennedy prima della devastazione
via Kennedy prima della devastazione

Ora in via Kennedy il panorama è drammaticamente cambiato, come mostrano le impietose immagini di questi giorni. E mi chiedo il perché.

via Kennedy dopo la devastaione
via Kennedy durante la devastaione

Non mi basta, mi permetta, sapere che così il Comune ha guadagnato un po’ di soldi: non si giustifica con il bisogno costante di soldi uno scempio che priva per sempre la comunità di un polmone di aria fresca e pulita, e che, prima o poi, presenterà il conto: chi lo pagherà? Sì, perché, e Lei non può ignorarlo: non c’è affatto bisogno di case, nel bel paese che Lei contribuisce tuttora ad amministrare. Costruirne ancora non risponde alle esigenze dei cittadini, neppure di quei poveretti che casa non ce l’hanno.

Ma costruire ancora, cementare, coprire il terreno porta alterazioni nell’equilibrio del territorio che, come responsabile del bene comune, un amministratore coscienzioso non ignorerebbe: le conseguenze non si possono semplicemente scrollare di dosso per buttarle sulle spalle dei cittadini di Torre Boldone.

Ma soprattutto mi brucia quella scritta all’ingresso del Paese che suona così: “Torre Boldone città del Verde“. Direi che, davanti a queste fotografie non suona più neppure come una battuta, ma resta una beffa desolante.

Ora La saluto, sono su un grosso camion e sto per partire: non so a che cosa sarò destinato, ma trovo che avevo molto più senso prima, abbarbicato con le mie radici in cima alla via Kennedy e con le fronde a offrire nido ai volatili e ombra agli abitanti, in compagnia di più di cento fratelli, alberi come me.

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