rudere

Abbattere i capannoni costa più che cancellare il verde: e sarebbe “normale”?

Di oggi la notizia che Amazon costruirà il suo terzo centro in provincia di Bergamo, precisamente a Chiuduno (sembra sarà di dimensioni ridotte rispetto ai mega centri di Casirate e Cividate).

Amazon è forse un nome-simbolo, ma sono moltissimi i colossi, ma anche i piccoli, che stanno agendo sul territorio in modo spregiudicato.

L’Eco di Bergamo: abbattere i ruderi costa di più

Sempre oggi, su L’Eco di Bergamo appare un vergognoso articolo dal titolo “Capannoni, grande richiesta in provincia: «Offerta ridotta, tanti ormai obsoleti»”, che appare a nostro modesto giudizio come una indecente giustificazione dell’inarrestabile consumo di suolo a cui stiamo assistendo. Si legge:

«siccome sono soggetti a un’obsolescenza veloce, per lo più sono diventati scheletri che andrebbero abbattuti e ricostruiti perché non a norma, tecnologicamente arretrati, inefficienti dal punto di vista energetico e spesso ancora perfino con il tetto in amianto […]

Ma i costi di demolizione sono alti, fra i 60 e i 100 euro al metro quadro per abbattere la vecchia costruzione e smaltire o macinare i materiali sul posto».

Gianfederico Belotti, direttore dell’Osservatorio Immobiliare di Bergamo ed Emilio Pesenti – ANCE Bergamo

Quindi la morale è: “per tenere i costi bassi meglio cementificare la campagna e lasciare ruderi abbandonati al loro posto in eterno”?!

Ma è questo che davvero vogliamo? Il territorio “usa e getta”? Una sana, o almeno dignitosa, politica del territorio prima di andare a urbanizzare pezzi di campagna (attenzione, è un processo IRREVERSIBILE: un’area urbanizzata non tornerà MAI verde) pretende un pieno utilizzo di quanto è già stato sacrificato, non tollera di lasciare i ruderi al loro posto per risparmiare il costo di abbatterli.

Sempre nell’articolo, tale Leonardo Legramanti – titolare di un’agenzia immobiliare specializzata in capannoni (guarda caso storicamente presente a Torre Boldone, ed un’altra delle aziende da cui gli utenti di Alberieco.net si impegnano a non comprare mai nulla) – fa un’analisi “spietata” della situazione in atto:

«i grandi players della logistica stanno puntando proprio sulla Bergamasca: comprano un’area, portano avanti l’iter burocratico per il cambio di destinazione d’uso, edificano, mettono in locazione l’immobile e poi lo vendono ai fondi d’investimento».

Leonardo Legramanti – Medianord Immobiliare

Va bene così?

Secondo noi no: siamo forse nell’Oklahoma dell’800 in cui chi arrivava per primo si accaparrava la terra? Alberieco.net non è certamente contro il progresso, ma come è possibile che una società con una popolazione stabile e migliaia di ettari di edifici dismessi continui a cementificare? Come è possibile sostenere tesi così miopi come quelle che va bene consumare verde se abbattere un rudere inutile costa? Come è concepibile che restino al loro posto i sindaci ed amministratori che ne sono diretti responsabili? Come è possibile (ma ci arriveremo) che ancora non siano chiamati a rispondere del danno patrimoniale che causano alla collettività?

Come è possibile non dare alcun valore al territorio, e lasciar credere che “costi di più” abbattere un inutile rudere piuttosto che creare un’area verde, operazione che richiede decine di migliaia di anni?

La colpa è in primis di questi amministratori pubblici

Purtroppo la frammentazione amministrativa gioca a favore degli speculatori: se un Comune ha una politica “verde”, ovvero verso lo stop al consumo di suolo, bussano al Comune a fianco dove ottengono quello che vogliono in cambio magari di un paio di rotonde, un asilo (e quindi presunto consenso per le successive elezioni).

Su larga scala, il consumo è una catastrofe ambiantale, quindi la Regione e lo Stato dovrebbero agire: si dovrebbe rendere decisamente anti-economico urbanizzare aree verdi e, al contrario, molto più conveniente recuperare le aree dismesse. Al di là dei principi, è con la leva economica che si orientano le scelte verso una certa direzione, come si vede dai commenti degli speculatori che abbiamo riportato!

E invece la miseria culturale e l’incapacità della maggior parte dei nostri amministratori locali sta cancellando il futuro del nostro territorio in nome di qualche “affare”.

Non un minuto di più

Tempo fa Alberieco aveva già analizzato il tema del consumo di suolo e oggi sottolineiamo ancora la gravità di quanto in atto: magari tutti si scandalizzano (o fanno finta di farlo) se viene abbattuta parte della foresta amazzonica, ma intanto il cemento sotto casa avanza, avanza, avanza, sotto lo sguardo imperturbabile di troppi. Oltretutto, come ben si capisce, con la lucida idea di voler arrivare ad una “monocultura del capannone abbandondato”. E quando la terra sarà finita?

Guardando a luoghi culturalmente più avanzati di noi (e non è necessario andare all’estero), si vede come la cultura del territorio sia entrata nel DNA delle persone: non è per forza necessario distruggere e cementificare l’ambiente che ci circonda per generare benessere, anzi… Purtroppo dalle nostre parti questo pensiero non è diffuso e, con molto sconforto, sembra proprio che si vada avanti così: lo scempio urbanistico così diffuso dalle nostre parti dovrebbe essere anch’esso considerato nei parametri che monitorano la qualità della vita di un territorio. E la classifica di vivibilità sarebbe impietosa.

Caro “L’Eco di Bergamo”

Un’ultima parola al quotidiano “L’Eco di Bergamo”, che ha dato ampio risalto al tema in oggetto. Va bene dare voce anche agli speculatori, visto che come abbiamo rilevato serve a far capire che razza di gente siano. Ma non è accettabile decantare una posizione così becera ed assurda senza un accenno di analisi sul mondo che ci prospettano come fosse “normale”.

Non va bene creare un inserto “green”, vantarsi di dare voce alle comunità, rifarsi agli insegnamenti Francescani, e poi raccontare con naturalezza delle posizioni così totalmente dannose per noi e per il territorio come se fossero razionali.

Sarebbe necessario, al contrario, andare a cercare quegli amministratori pubblici che ne sono reponsabili e mettere loro in prima pagina…

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